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ITALIA

In giornata anche l'incontro con Davigo

Giustizia, riunione al Csm 'chiudere caso Morosini'

Dai rappresentanti dei laici e dei togati è stata presa una posizione chiara: no alla partecipazione all'attività politica in qualsiasi forma, sì invece alla manifetsazione di giudizi tecnici sulle riforme

Giovanni Legnini vicepresidente Csm (LaPresse)
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Spegnere i riflettori sul caso Morosini e chiuderlo. È l'indicazione che sarebbe emersa dopo la riunione di questa mattina a palazzo dei Marescialli tra il vicepresidente Giovanni Legnini e i capigruppo di togati e laici, anche in vista dell'incontro che oggi il comitato di presidenza avrà con la giunta dell'Associazione nazionale magistrati e quello in programma, ma di cui ancora non è stata resa nota la data, tra Legnini e il ministro della Giustizia, Andrea Orlando.

Chi ha partecipato all'incontro racconta che non si è parlato dell'ipotesi di un codice deontologico per i consiglieri del Csm, che pure è stato uno degli argomenti dell'incontro al Quirinale. Ma dai rappresentanti dei laici e dei togati è stata presa una posizione chiara: no alla partecipazione all'attività politica in qualsiasi forma, sì invece alla manifetsazione di giudizi tecnici sulle riforme. Giovedì prossimo è prevista una nuova riunione a Palazzo dei Marescialli, aperta a tutti i componenti.

Si cerca pax toghe-politica 
Ieri l'incontro con il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, presto con il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Le istituzioni si cercano e si trovano per tentare di mettere un freno alle tensioni tra politica e magistratura. Non per mettere la sordina ai confronti tra idee diverse, spiega Pietro Grasso, ma per concentrare l'attenzione sulla lotta al malaffare più che sulle polemiche.

"Ritengo che ognuno debba poter esprimere la propria opinione, però senza creare tensioni tra politica e magistratura che danneggiano sia l'una che l'altra, dobbiamo fare in modo di andare avanti nel rispettivo ruolo, politica e magistratura" afferma il presidente del Senato durante una cerimonia sulla legalità.

E Matteo Renzi non alimenta i fuochi: "Non entriamo nelle polemiche che incomprensibilmente altri vorrebbero, vorremmo ci sia lo stesso interesse su tutte le indagini, e abbiamo il massimo rispetto per la magistratura". "Vogliamo che si arrivi presto alle sentenze", ha aggiunto poi Renzi parlando alla direzione Pd.

Dopo i fuochi d'artificio tra magistrati e politici, dai più bassi ai più alti livelli, dopo gli scambi di accuse tra partiti per l'inchiesta dell'uno o dell'altro, si cerca insomma di svelenire il clima. Il Capo dello Stato, che da sempre è in contatto costante con Legnini, costituzionalmente suo vice alla guida del Csm, dopo aver presenziato alla cerimonia del Giorno della Memoria in ricordo delle vittime di terrorismo alla Camera, ha messo in agenda un vero e proprio incontro.

Nei giorni caldi dello scontro, dopo una telefonata con il Colle, Legnini aveva lanciato un appello a "tornare nei ranghi", rispettando ognuno il proprio ruolo. Un messaggio guardacaso simile a quello lanciato da Mattarella, che alla Scuola superiore della magistratura aveva sottolineato come "la giustizia non può essere vista come un problema", il suo funzionamento celere e giusto è un valore della Repubblica perché la lotta alla corruzione e al crimine sono fondamentali e dunque serve una cooperazione tra istituzioni; la magistratura non è una alternativa alla politica, e il conflitto tra esse "genera sfiducia" e indebolisce entrambe. Parole che prendono sostanza dalla Costituzione ma che ora dovranno essere calate nella vita quotidiana della magistratura da una parte e della politica dall'altra.
 
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