POLITICA
Inaugurazione dell'Anno giudiziario nelle 26 Corti d'Appello
Orlando: preoccupano troppe prescrizioni, politica timida con la magistratura
"Il complesso delle riforme ha l'obiettivo di incidere significativamente sull'andamento e i tempi del processo penale. In questa direzione va la scelta della depenalizzazione. E' essenziale deflazionare il sistema penale, restituendo alla sanzione la serietà e residualità che le compete". Così all'inaugurazione dell'anno giudiziario il ministro della Giustizia, Orlando, che ipotizza: forse la politica è stata troppo timida con la magistratura

Altro capitolo affrontato dal ministro, quello relativo al reato dell'immigrazione clandestina che - sottolinea - va cancellato. E spiega: "Il complesso delle riforme ha l'obiettivo di incidere significativamente sull'andamento e i tempi del processo penale. In questa direzione va la scelta della depenalizzazione. E' essenziale deflazionare il sistema penale, restituendo alla sanzione la serietà e residualità che le compete". Questo significa però - prosegue Orlando - liberare il dibattito politico e parlamentare dalle "tossine del populismo penale. C'è una responsabilità del nostro Paese - aggiunge - ma c'è una responsabilità più grande dell'Unione europea, che deve dimostrare di andare oltre gli egoismi nazionali".
Il ministro poi affronta la questione del sovraffolamento delle carceri, sottolineando che il 2015 ne ha segnato il superamento. L'indice è infatti sceso dal 131 al 105 per cento. Per questo - annuncia - "puntiamo ad ampliare e potenziare il ricorso a sanzioni penali diverse dalla detenzione che, pur mantenendo la fisionomia di sanzione, siano in grado di accompagnare il ritorno nella società del condannato, e nel contempo di rafforzare la dimensione ripartiva della giustizia penale". Sul fronte della lotta alla mafia, Orlando propone di organizzare gli Stati generali: "Ho in animo - dice - di promuovere un percorso analogo a quello già sperimentato con gli Stati generali dell'esecuzione penale". E prosegue:"Dobbiamo rifondare le ragioni stesse di un impegno al quale non sono legate le sorti di alcune regioni, ma quelle del paese intero. Dipende da tutti noi inverare le parole di Pio La Torre, che esprimevano allo stesso tempo una convinzione e una speranza: 'La mafia non è un'onda inarrestabile". E a proposito di malavita organizzata, il ministro parlando del caso Saguto, il giudice sotto inchiesta per corruzione per la gestione dei beni confiscati, ha tenuto a sottolineare: "Credo che la magistratura abbia gli anticorpi per affrontare tutte le situazioni". Il ministro ha fatto cenno poi al caporalato, piaga che affligge molte regioni del sud Italia ricordando l'impegno delle istituzioni con la presentazione del disegno di legge per il contrasto al fenomeno: "Pensiamo di introdurre pene più severe, ma anche meccanismi di confisca e misure di carattere premiale per spezzare i rapporti di omertà e di solidarietà criminale". Orlando infine ricorda che l'anno appena trascorso è stato l'anno della telematizzazione. Rispetto al 2014 infatti sono stati piu' di 6,3 milioni di atti telematici depositati da avvocati e professionisti e 3 milioni e mezzo dai magistrati.
Pg Milano: facile dare colpa ai magistrati
"Da tempo ormai, per abitudine, vien comodo attribuire il malfunzionamento del servizio giustizia non soltanto all'inadeguatezza dei codici, delle leggi e dell'ordinamento nel suo complesso ma soprattutto ai magistrati". Lo ha detto il Procuratore generale di Milano, Roberto Alfonso, durante il suo intervento all'inaugurazione dell'anno giudiziario a Milano. Alfonso ha, poi, aggiunto, che non si "tiene mai conto, invece, degli inadempimenti gravi che hanno caratterizzato l'azione del Governo per molti anni, e, in particolare, quella del ministro della Giustizia, al quale per dettato costituzionale sono affidati l'organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia. Il Procuratore generale ha osservato che per molto tempo l'articolo 110 della Costituzione "e' rimasto disatteso, benchè esso consacri in Costituzione la responsabilità politica del ministro della Giustizia, proprio per il valore e il significato che la Carta attribuisce alla Giustizia, essenza stessa di ogni vera democrazia. Per questo occorre recuperare il senso vero, il significato profondo di una norma mediante la quale i Costituenti hanno voluto dare risalto costituzionale alla responsabilità politica che deriva al ministro della Giustizia dal gravoso compito affidatogli".
Roma, Salvi su mafia capitale: come è stato possibile questo radicamento di una nuova tipologia criminale?
Dopo le indagini e i processi ancora aperti, per Mafia Capitale, per il procuratore generale della Corte d'Appello di Roma, Giovanni Salvi, rimangono ancora delle domande a cui, non solo la procura ma anche la politica dovrà dare risposta efficace: "Le linee di fondo dell'evoluzione di un fenomeno criminale tipico della realtà romana sono dunque state efficacemente individuate dalle indagini e dalla elaborazione della procura distrettuale. Resta una domanda fondamentale al fine di evitare che fenomeni nuovi, ma radicati nel tempo, emergano improvvisamente in futuro: come è stato possibile questo radicamento di una nuova, ma ignota, tipologia criminale? Quali anticorpi non hanno funzionato se è stata possibile una così pervasiva influenza sull'Amministrazione locale continuata, sia pure in maniere diverse, anche dopo il mutamento di compagine politica?". "La risposta - aggiunge - non è certo solo nell'intervento penale". "Chi ha la responsabilità politica e amministrativa della città e da chi intende ottenerla, deve acquisire una reale conoscenza dei meccanismi che hanno consentito che si arrivasse a tal punto, a partire dalla stessa selezione politica", sottolinea Salvi.
Nuovo Pg di Torino: non sarà Procura rassegnata
"Non sarà una procura generale stanca e rassegnata, non ci saranno rallentamenti nell'attività, ma vigilanza, coordinamento e collaborazione". Lo ha detto il nuovo procuratore generale di Torino, Francesco Enrico Saluzzo, all'inaugurazione dell'anno giudiziario del capoluogo piemontese. Saluzzo ha poi spiegato come a muovere ogni azione della procura debba essere "la passione per un'eguaglianza vera e non formale e la giustizia sociale", intesa come "ricerca libera della verità e uniformità nell'applicazione delle norme".
Reggio Calabria, Freni: il processo resta macchinoso, articolato per qualsiasi tipo di illecito
Una giustizia sempre meno considerata come riferimento dagli italiani. E' l'amara considerazione della presidente facente funzioni della Corte d'appello di Reggio Calabria Fiorenza Freni, che ha aperto il nuovo anno giudiziario visto che il nuovo presidente, Luciano Gerardis, è stato nominato dal Csm solo alcuni giorni fa. "Il fascicolo - ha sottolineato Fiorenza Freni - non può essere considerato qualcosa da definire al più presto per fini statistici, ma in esso è racchiusa la domanda di giustizia di un nostro simile che lamenta la violazione di un diritto. Spetta a ciascuno di noi, come ha ricordato il Capo dello Stato, testimoniare le doti che i cittadini si aspettano di trovare: professionalità, dedizione, credibilità, autorevolezza, senso di responsabilità". Sul versante della giustizia penale, Fiorenza Freni ha detto che "non sono stati raggiunti risultati apprezzabili in termini di deflazione e di accelerazione: il processo resta macchinoso, articolato per qualsiasi tipo di illecito sui tre gradi del giudizio, con procedure estremamente complicate, che dilatano oltre ogni misura i tempi del processo e non rendono conveniente il ricorso ai riti alternativi, stante la prospettiva di giungere alla prescrizione del reato per i tempi oltre modo lunghi del giudizio ordinario". Per stringere i tempi del processo, la presidente Freni, ha proposto "l'estensione a tutti i reati della disciplina contenuta nell'art. 190 bis cpp per evitare un enorme dispendio di tempo e di energie subordinando al consenso delle parti l'utilizzabilità, ai fini della decisione, delle dichiarazioni acquisite nella precedente fase dibattimentale". Fiorenza Freni ha inoltre evidenziato "la professionalita' e l'impegno profusi dal Procuratore della Repubblica Distrettuale Federico Cafiero de Raho, coadiuvato da tutte le forze dell'ordine, per i risultati rilevanti conseguiti, contrastando e fronteggiando l'economia mafiosa e aggredendo con la confisca i patrimoni mafiosi".
Ancona, Marino: giustizia lenta
Il presidente della Corte d'appello di Ancona Carmelo Marino per l'apertura dell'Anno giudiziario si è concentrato sui ritardi della giustizia soprattutto civile: una causa su tre è ultratriennale (11.023; 34%), cioè supera i termini previsti dalla Legge Pinto per la ragionevole durata dei processi. Gli uffici giudiziari stanno reagendo con il 'modello marchigiano': prassi virtuose, protocollo per tirocinanti che affiancano magistrati, progetti che utilizzano risorse tecnologiche per tagliare le file d'udienza e applicazione del processo civile telematico. "La risposta è migliore e più sollecita di quella fornita nel 2013 e 2014 - ha affermato Marino - ma ancora non risponde alle esigenze dei cittadini".