POLITICA
Difensore: "Siamo a disposizione dell'autorità giudiziaria"
Caso Siri. Di Maio: "Chiediamo passo indietro". Salvini: "Processi non si fanno in Parlamento"
Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte intanto sembra che nella giornata di oggi non vedrà il sottosegretario ai trasporti come era stato ipotizzato in un primo momento. L'incontro slitterà "ai prossimi giorni", visto l'incastro di impegni internazionali del premier. Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede: "Valutazione sia di opportunità politica"

Di Maio: "Si metta in panchina"
"L'autosospensione non esiste. Esistono dimissioni o restare in carica. L'idea è ben chiara, chiediamo un passo indietro a Siri e si metta in panchina finché l'inchiesta non sarà conclusa, mi auguro che sia innocente, ma su corruzione e mafia c'è una questione morale da rispettare, è una questione fondamentale per il Movimento, ci siamo battuti per anni e non si può pensare che il Movimento faccia un passo indietro, è un tema centrale per come il tema dell'immigrazione per la Lega, è la stessa importanza e la Lega deve comprendere. La Lega non ha questa sensibilità sul tema della corruzione, noi ce l'abbiamo". Lo ha detto il vicepresidente del Consiglio Luigi DI Maio parlando a Varsavia e precisando sul caso Siri che "Conte ha la mia fiducia e saprà come gestire al meglio, la richiesta del Movimento è chiara. Non ho avuto modo di sentirlo in questi giorni perché è in Cina, domani ci incontreremo in Tunisia".
Bonafede: "Valutazione sia di opportunità politica"
Di "valutazioni politiche, di opportunità politica" rispetto alla giustizia che "ha tempi e garanzie, perchè le persone sono presunte innocenti fino a condanna definitiva", parla a sua volta il ministro della Giustizia, il grillino Alfonso Bonafede. "Da questo punto di vista - ha proseguito il Movimento ha espresso una voce non equivocabile. I magistrati devono essere lasciati in pace e devono poter lavorare tranquillamente sulle indagini. La politica non può affidare ai tempi della giustizia i tempi delle proprie decisioni".
Romeo: "In panchina? Se magistratura fosse rapida"
Se, per Luigi Di Maio, Armando Siri 'deve essere messo in panchina', il capogruppo al Senato della Lega, Massimiliano Romeo, dice a 'L'Italia s'è desta' su Radio Cusano Campus "non togliamogli però la fascia di capitano, come ha fatto l'Inter con Icardi". "Noi - riprende - sicuramente ci affidiamo a Conte che prenderà la decisione. Col fatto di dire 'mettiamolo in panchina, poi quando la magistratura farà chiarezza potrà tornare in campo', se ci fosse una magistratura che svolge le indagini in tempi rapidi si potrebbe anche fare, ma oggi come oggi la giustizia non è così veloce e c'è il rischio di compromettere un ruolo importante alla luce di un'indagine peraltro ancora non chiara. Pare - aggiunge - ci siano anche intercettazioni di cui si è parlato e che invece non esisterebbero". Dunque, avverte l'esponente leghista "bisogna stare attenti, perché se qualsiasi indagine o avviso di garanzia dovesse far dimettere un esponente di governo allora vorrebbe dire consegnare le sorti della politica nelle mani della magistratura".
Slitta incontro Conte-Siri
Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte intanto nella giornata di oggi non vedrà Siri come era stato ipotizzato in un primo momento. L'incontro slitterà "ai prossimi giorni", visto l'incastro di impegni internazionali del premier, tra un ritorno notturno dalla Cina e la preparazione del vertice bilaterale italo-tunisino a Tunisi, in programma domani, martedì 30. Il capo del governo, fanno sapere da Palazzo Chigi, non ha nessuna intenzione di far saltare tutto se l'esponente della Lega dovesse alzare le barricate: l'obiettivo sembra essere quello di convincerlo a presentare spontaneamente le dimissioni, con la promessa che una volta chiusa la vicenda, in caso di archiviazione o proscioglimento pieno e totale, sarà riaccolto nella squadra. Ma questa ipotesi non convince e innervosisce il vicepremier leghista, Matteo Salvini.
Salvini: "Processi non si fanno in Parlamento"
"I processi si fanno nei tribunali e non sui giornali o in Parlamento. Se invece decidiamo che uno si alza la mattina e dice questo è colpevole e questo no, questo è antipatico e questo è simpatico, allora chiudiamo i tribunali e diamo in mano a qualche giornale la possibilità di fare politica" dice in una intervista questa mattina a Rtl. E aggiunge: "Non faccio il giudice o l'avvocato e non ho gli elementi", ha aggiunto, "dico solo che non è da Paese civile che ci siano sui giornali fatti non a conoscenza degli indagati nè dagli avvocati".
In serata, interviene il ministro Centinaio: "Se il segretario della Lega decide che è meglio che Siri si dimetta, le dimissioni si votano in Consiglio dei ministri. Se Salvini
decide che non deve dimettersi, io come ministro della Lega non voto le dimissioni di Siri". Così il ministro dell'Agricoltura, ospite di Quarta Repubblica su Rete 4.