SALUTE
Maschi & Cuore
Infarto, diabete, osteoporosi: stesso rischio per uomini e donne ma paure diverse
Molti pensano che l’infarto sia solo maschile, che l’osteoporosi attacchi solo le ossa delle donne. Sbagliato. La differenza sta nel livello di allarme personale: gli uomini troppo spesso si trascurano e sottovalutano i rischi. Colloquio col professor Gaetano Antonio Lanza, del Dipartimento Scienze cardiovascolari del Policlinico universitario "Agostino Gemelli" di Roma

Io eviterei di parlare di “specificità” del cuore dell’uomo o della donna. Il cuore è infatti strutturalmente e funzionalmente identico nei due sessi. Ciò che differenzia l’uomo e la donna è, come accennava lei, una diversa costituzione genetica e ormonale che rende il cuore delle donne meno suscettibile, in particolare, alla malattia coronarica, che è notoriamente la patologia cardiaca più importante e frequente.
Riguardo al’ombrello che protegge il cuore delle donne, il discorso se sia rappresentato dagli estrogeni non è semplice. Si può certamente dire che la malattia coronarica nelle donne si manifesta con maggiore frequenza dopo l’età menopausale, in ritardo di 10 anni rispetto all’uomo. Ciò ha fatto ipotizzare che siano questi ormoni il fattore che protegge le donne nel periodo pre-menopausale. Tuttavia, se si osservano con attenzione le curve di mortalità per malattia coronarica degli uomini e delle donne, in relazione all’età, si nota che l’aumento nel periodo post-menopausale della mortalità coronarica nelle donne non è molto diversa da quella attesa per l’aumento dell’età. Inoltre, la somministrazione di estrogeni nelle donne in menopausa in alcuni studi clinici non ha prodotto la riduzione della mortalità coronarica sperata sulla base della teoria estrogenica. Così, anche se è probabile che gli estrogeni contribuiscano alla minore incidenza di malattia coronarica nelle donne, appare chiaro che altri fattori hanno rilevanza in questo senso, fattori che, purtroppo, ancora non abbiamo ben individuato.
Colesterolo, ipertensione: sono problematiche di salute sovrapponibili tra maschi e femmine. Ma forse le donne si curano di più
Il colesterolo elevato nel sangue e l’aumento della pressione arteriosa sono due dei principali fattori di rischio cardiovascolare in generale, e coronarico in particolare, con effetti, come lei ha osservato, sovrapponibili nei due sessi. Un loro adeguato trattamento riduce il rischio di eventi clinici, ma gli studi mostrano come i pazienti presentino spesso un’insufficiente aderenza alla terapia, e non sembrano ci siano differenze significative anche in questo tra i due sessi. Vorrei, d’altro canto, ricordare come, invece, spesso le donne con malattie cardiovascolari sono gestite in modo meno ottimale rispetto agli uomini, una cosa che noi medici dovremmo avere ben presente e, ovviamente, evitare.
E il diabete?
Il diabete è il fattore di rischio che ha l’impatto maggiore sull’incidenza di malattia coronarica, e di malattie cardiovascolari in generale, con effetti, anche in questo caso, sovrapponibili negli uomini e nelle donne. Peraltro, al contrario di quanto detto per il trattamento dell’ipertensione e dell’ipercolesterolemia, che riduce in modo significativo gli eventi coronarici, anche una terapia medica ben gestita del diabete non si è dimostrata in grado di ridurre questi eventi clinici. L’attenzione dovrebbe quindi essere focalizzata sulla prevenzione mediante un adeguato stile di vita, con una dieta bilanciata, il mantenimento di un peso ideale e una moderata attività fisica, in particolare nei soggetti con storia familiare di diabete.
Quando parliamo di osteoporosi pensiamo alle donne in età, eppure c’è una percentuale di maschi che ne soffre. Quale terapia consigliare, e quando?
I problemi di osteoporosi iniziano ad avere rilevanza, in genere, dopo i 65 anni, ed è questa l’età, quindi, in cui si può considerare se è necessaria o utile una terapia. Il trattamento nell’uomo è sostanzialmente identico a quello delle donne e si basa sull’uso di bifosfonati, paratormone ricombinante e un anticorpo monoclonale; la scelta di quale farmaco utilizzare va individualizzata, dipendendo dalle caratteristiche cliniche di ogni singolo paziente.