SALUTE
Maschi & riproduzione
Varicocele, diabete, infezioni i nemici dei papà
Sta aumentando in modo esponenziale il numero dei maschi con problemi di sterilità. Colloquio con Eugenio Ventimiglia, dell’ Unità di Urologia IRCCS Ospedale San Raffaele – Milano.

Un qualsivoglia fattore di infertilità maschile può essere riscontrato in circa il 50% delle coppie infertili, sia che agisca in modo isolato sia che si sommi ad un coesistente problema femminile. Se teniamo conto che arrivano fino al 15% le coppie con problemi di fertilità secondo quanto stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ovvero il mancato concepimento dopo un anno di rapporti non protetti, si intuisce facilmente come tale problematica sia di dimensioni tutt’altro che risibili.
Tanto tempo fa c’era la visita militare e molte problematiche emergevano nella post-adolescenza. Adesso molti uomini soffrono per esempio di varicocele e non lo sanno.
Indubbiamente la visita di leva costituiva una potente forma di prevenzione e di identificazione di numerose condizioni uro-andrologiche che potenzialmente potevano sviluppare in problematiche anche funzionali. Venuta meno questa valutazione, diventa ancor più importante, direi fondamentale, informare i giovani e le loro famiglie con campagne di sensibilizzazione a tema uro-andrologico. Una valutazione di questo tipo in giovane età, spesso non a caso paragonata alla prima visita ginecologica in ambito femminile, potrebbe costituire un ottimo punto di partenza.
A parte il varicocele, quali altre infezioni o problematiche dell’apparato uro-genitale possono creare una barriera alla procreazione?
Tra le varie cause ipotizzate di infertilità maschile rientrano i traumi e le infezioni a carico dell’apparato uro-genitale. Ma non solo: quello che sta emergendo con sempre più insistenza è come numerose condizioni patologiche sistemiche siano associate a una diminuita salute riproduttiva. Parlo del diabete, l’obesità e alcuni tumori: sembrano essere più frequenti nei maschi infertili, un dato peraltro allarmante, considerando la loro giovane età. Generalizzando, non è errato ipotizzare come lo stato di salute generale e la funzionalità riproduttiva vadano di pari passo.
Perché è in crescita il numero di uomini che soffrono di oligospermia o di scarsa motilità degli spermatozoi?
Gli studi scientifici in ambito riproduttivo svolti nelle ultime due decadi sembrano sottolineare come i parametri del liquido seminale, ovvero la concentrazione di spermatozoi nel liquido seminale, la loro motilità e la forma siano in declino, analizzando i dati provenienti dai maschi delle ultime generazioni rispetto a quelle precedenti. Il dato come si capisce è tutt’altro che rassicurante, tamto da aver portato l’Organizzazione Mondiale della Sanità a ridefinire al ribasso gli standard di normalità per i parametri del liquido seminale. Se da una parte il progressivo innalzamento dell’età paterna e la maggiore esposizione a inquinanti chimici e ambientali possono essere considerati possibili concause, d’altro canto non esistono valide dimostrazioni dal punto di vista scientifico capaci di spiegare questo fenomeno. Resta quindi fondamentale identificare precocemente i soggetti a rischio di sub/infertilità, proponendo loro valide strategie di preservazione della fertilità.
Quali sono queste strategie? A quali cure o interventi chirurgici sottoporsi?
Le possibilità terapeutiche disponibili sono numerose: vanno dalla correzione dei fattori di rischio, alle terapie ormonali fino agli interventi chirurgici per la ricerca mirata degli spermatozoi. Perfino nei casi di azoospermia (completa assenza di spermatozoi nel liquido seminale), qualora di origine ostruttiva, si possono arrivare ad avere dei tassi di gravidanza di tutto rispetto. Più che la mancanza di alternative terapeutiche, la vera sfida che attende i ricercatori in ambito riproduttivo è l’identificazione e la stratificazione dei candidati più idonei agli svariati trattamenti attualmente possibili.