ITALIA
Giustizia
Davigo a Orlando: non violi indipendenza. Il ministro: non attentiamo a autonomia toghe
L'ex pm del pool Mani Pulite attacca: "Il governo decide chi fa il giudice e l'Anm ha deciso di non accettare questo". Orlando ha sottolineato il tentativo perseguito dal governo negli ultimi anni di salvaguardare il buon funzionamento della giustizia con "l'ostinata ricerca del dialogo e del confronto"

Davigo, che è stato anche applaudito nel suo intervento nell'aula magna del tribunale di Milano, dopo aver spiegato di essere emozionato per essere tornato "in quella che e' stata la mia casa per 25 anni", ha parlato della "sofferenza" per la sua non partecipazione all' inaugurazione dell'anno giudiziario in Cassazione. "Ma quando sono in discussione principi - ha chiarito il presidente dell'Anm - non si media". L'ex pm del pool Mani Pulite, infatti, ha ricordato che "il governo ha mandato a casa 450 magistrati con lo slogan 'Largo ai giovani'", senza prevedere "un'adeguata temporizzazione" delle uscite, ma poi ha fatto "prima una proroga per gli uffici direttivi e poi un'altra proroga".
Con questi interventi, a detta di Davigo, in pratica "il governo decide chi fa il giudice e l'Anm ha deciso di non accettare questo. I magistrati prorogati sono di sicuro i migliori, ma se passa il principio che il governo può scegliere in futuro potrebbe scegliere i peggiori". Ed è a questo punto che si è rivolto direttamente al ministro Orlando, prima dicendo che il Guardasigilli nel suo intervento "ha volato alto e l'ho apprezzato, ma mi sarei aspettato anche un colpo d'ala", e poi dicendogli a proposito dell'indipendenza della, magistratura: "Signor ministro spero che lei non voglia essere ricordato come quello che ha provato a violarla".
Il Guardasigilli ha replicato: "Io voglio dire questo, non credo che si stia attentando all'autonomia della magistratura perchè si modifica l'età pensionabile, perchè allora non mi saprei spiegare perchè l'Anm non ha protestato quando si decise a suo tempo di portare l'età pensionabile da 70 a 75 anni". Il ministro poi ha voluto ribadire "l'ostinata ricerca del dialogo e del confronto", per un buon funzionamento dell'intera giustizia nel Paese. Orlando ha voluto, inoltre, sottolineare che le varie componenti della giustizia spesso "reagiscono alle difficoltà richiudendosi, tentando sì di salvaguardare le proprie ragioni, ma attraverso la delegittimazione di quelle degli altri e la finale delegittimazione di tutto il sistema". Il ministro della Giustizia ha poi con forza ribadito che nel corso "di questi anni abbiamo evitato il rischio attraverso l'ostinata ricerca del dialogo e del confronto. Dalla magistratura, nelle sedi istituzionali come in quelle associative, sono venuti importanti contributi di carattere progettuale, di cui abbiamo voluto far tesoro". E poi ha tenuto a dire che "dall'avvocatura è venuta una grande disponibilità a svolgere un ruolo di prevenzione e soluzione di conflitti". Proprio l'ordine degli avvocati di Milano questa sera conferirà al ministro il Sigillo di San Girolamo come "riconoscimento simbolico per il suo prezioso lavoro - è la motivazione - svolto a favore della giustizia".
"Credo che sia possibile riconoscere una significativa inversione di marcia", sul tema degli organici nella giustizia, ha detto ancora Orlando, sottolineando che "rispetto al passato c'è un'attenzione alle risorse umane che mancava da anni e che va oltre la buona volontà". Il ministro della Giustizia, durante il suo intervento, ha spiegato che si è partiti "da una situazione critica di scopertura di organico, che metteva in serio pericolo la tenuta del sistema. Oggi la situazione è cambiata". Orlando ha anche esposto dei numeri e ha parlato di 1.820 nuove immissioni entro marzo, 1.600 già avvenute e di altre 3.300 assunzioni che porta il numero a un totale di 5.100 unità. "Abbiamo voluto - ha concluso Orlando - costruire un sistema che prevedesse la revisione delle piante organiche, un sistema più flessibile che vada incontro alle necessità che si venissero a manifestare negli anni".
Secondo il ministro Orlando, le criticità della giustizia si accentuano anche per la carenza di risorse, ecco perchè il governo ha invertito la tendenza sugli organici. Secondo il ministro Orlando, un altro "motivo di affanno della giustizia è rappresentato dallo squilibrio fra domanda e offerta di giustizia. In parte esso è determinato dall'elevata litigiosità del nostro Paese. Si tratta di un dato storico. Ma in parte è dovuto anche alla grave crisi economica , che provoca, in Italia come altrove, la crescita di liti per inadempienze, morosità, sofferenze bancarie. In altra parte ancora è dovuto a un infragilimento dello spirito pubblico, che si riflette nella perdita di rappresentativita' dei corpi intermedi: partiti, sindacati, associazioni professionali". Tutto ciò fa si che ne "risente - ha concluso Oralndo - la stessa produzione legislativa , che perde di efficacia e di qualità, e si estende il ricorso al diritto penale".