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SCIENZA

Spazio

La prima insalata a gravità zero: nella ISS si mangia cibo coltivato in orbita

Per la prima volta nella storia gli astronauti hanno coltivato dei vegetali e li hanno consumati. Nel menù della Stazione Spaziale Internazionale è finita la lattuga romana. Si tratta di un passo fondamentale in vista delle missioni di lunga durata, come quelle verso Marte

Gli astronauti mangiano la lattuga spaziale (da Nasa Tv)
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di Andrea Bettini Un piccolo pasto per un uomo, un grande balzo per tutta l’umanità. Per la prima volta nel menù degli astronauti sono entrati dei vegetali coltivati nello spazio. A scrivere una pagina importantissima in vista delle missioni di lunga durata lontano dal nostro pianeta è stato l’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale.

Un orto nello spazio 
Nel “piatto” degli astronauti sono finite delle foglie di lattuga romana cresciute in un piccolo orto spaziale allestito nel laboratorio orbitante. L’insalata è stata coltivata dallo statunitense Scott Kelly nell'esperimento chiamato “Veggie”, basato su delle lampade a Led. Era stato testato nel 2014, ma in quel caso le piantine erano state riportate sulla Terra per essere analizzate.  

Cresciuta per 33 giorni nello spazio 
Questa volta una piccola parte è stata destinata alla dieta dell’equipaggio. La lattuga è stata piantata e lasciata crescere per 33 giorni. Finalmente è stata raccolta e, poco dopo, è stata mangiata. Erano poche foglie, in realtà, ma questo non sminuisce l'evento, che non ha precedenti: è stato il primo pasto spaziale in cui è comparso qualcosa che non era stato preparato, confezionato e spedito da Terra.

Cibo nello spazio 
La questione, in prospettiva, è di fondamentale importanza. Per affrontare missioni lunghe e lontane dal nostro pianeta, ad esempio verso Marte, gli astronauti dovranno essere più autosufficienti possibile. Poter produrre cibo direttamente nello spazio è essenziale per garantire una maggiore autonomia e per ridurre le provviste necessarie al momento della partenza. Sono piantine di lattuga a chilometro zero, anzi, a gravità zero, ma per quanto piccole ci possono fare arrivare molto lontano.
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